Dighe a gravità a speroni

Anno Costituzione: 2014
Coordinatore: Antonella Frigerio
Membri del Gruppo: Mauro Scienza, Carlo Marcello, Ezio Baldovin, Luca Buraschi, Francesco Fornari, Manuel Hernandez Bagaglia, Massimo Da Lio, Fabio Plebani, Nicola Brizzo, Davide Dugone, Francesco Sainati, Paolo Valgoi, Giuliano Spogli, Francesco Federico, Michele Fanelli, Guido Mazzà, Filippo Volpe, Ennio Casagrande

Le dighe a speroni – nelle differenti varianti a gravità (speroni pieni o cavi) o a contrafforti con voltine o lastre – costituiscono una tipologia praticamente abbandonata a livello internazionale, anche se non mancano alcuni esempi relativamente recenti degli anni ‘70- ’80 (ad es. dighe di Haen – 1963 e Storfoss – 1982, in Norvegia ). Nel contesto italiano vi sono numerosi esempi di questa tipologia di opere costruite tra le due guerre mondiali o nell’immediato dopoguerra.

Le problematiche di queste strutture sono note: fessurazioni (causate in genere da fenomeni di origine termica, zoppia dei gambi, reazioni chimiche espansive, ecc.), degrado associato alle condizioni ambientali (ad es. per corrosione delle armature, quando presenti), fenomeni di invecchiamento e degrado dovuti ai materiali costituenti. A questi problemi si aggiungono alcune criticità connesse al rispetto della normativa che impone la verifica di condizioni non previste in fase di progetto (ad es. carichi sismici o criteri più aggiornati sulla valutazione delle sottopressioni).

Negli anni 2000-2006 sono stati svolti da RSE alcuni studi in ambito Ricerca di Sistema finanziata dal Ministero dello Sviluppo Economico su questo tema. Negli studi sono state analizzate numerose dighe dal punto di vista dello stato fessurativo e sono stati messi a punto alcuni metodi semplificati per la valutazione della loro stabilità. Gli studi hanno messo in evidenza la necessità di sistematizzare le conoscenze dei fenomeni che hanno dato luogo ai problemi sopra evidenziati, di approfondire le dinamiche evolutive del degrado e degli stati fessurativi, di mettere a fattor comune le esperienze sugli interventi di riabilitazione (vedi ad es. Molato, Ancipa, Eugio, Poglia). I risultati degli studi, in quanto svolti con finanziamento pubblico, sono disponibili come base di partenza per le attività del nuovo GdL.

Le dighe di questo tipo in Italia sono complessivamente 37 (40% a speroni pieni, 30% a gravità alleggerita, 30% a volte/lastre e contrafforti o simili).

Si propone, quindi, la costituzione di un GdL di cui dovrebbero far parte in primis i concessionari che gestiscono queste opere, esperti di diagnostica e modellistica, progettisti e, ovviamente, le autorità di controllo.

Terms of Reference

  1. Ricognizione (in ambito nazionale e internazionale) sugli aspetti costruttivi
  2. Ricognizione sui problemi associati alle dighe a speroni (in ambito nazionale e internazionale)
  3. Ricognizione sugli interventi di risanamento (in ambito nazionale e internazionale)
  4. Metodologie di indagine
  5. Metodologie di monitoraggio
  6. Criteri e metodologie per la rivalutazione della sicurezza

 

 

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